Compensi a sei cifre, ma più modesti

Attualità

Compensi a sei cifre per i dirigenti medici dell’Ausl di Reggio ma sicuramente più modesti rispetto a quelli dei colleghi del Santa Maria Nuova e dei vicini bolognesi. Tra i direttori soltanto due nel 2015 hanno superato un introito lordo di 200mila euro. Sono il dottor Lillo Bruno Cerami, direttore di ostetricia e ginecologia all’ospedale Magati di Scandiano e il dottor Antonello Salsi, direttore di ortopedia e traumatologia sempre al Magati. Cerami, 62 anni, direttore dal 2010, lo scorso anno ha guadagnato quasi 276mila euro. Salsi, due anni più giovane, si è ‘fermato’ a 270mila 200 euro. Per entrambi oltre la metà dei compensi deriva dalla libera professione.

Inarrivabile il camice d’oro del Santa Maria Nuova, Franco Bergamaschi, con una retribuzione lorda di 432mila 800 euro. Antonio Frattini, anche lui direttore di urologia, ma all’ospedale di Guastalla, nel 2015 ha superato di poco i 170 mila euro, di cui 56mila derivanti da libera professione e consulenze. Pressappoco quanto ha percepito il direttore generale dell’Ausl Fausto Nicolini: 171.400 euro, 21.600 riferiti però al 2013. Il compenso di Nicolini supera di 50 mila euro annui quello del direttore generale del Santa Maria Nuova, Antonella Messori.

Anche all’interno dell’Ausl le dottoresse percepiscono retribuzioni in media più basse di quelle dei colleghi uomini. Luisa Paterlini, direttore della struttura complessa di programmazione e controllo e responsabile dei programmi di screening, detiene il primato in rosa con 147.660 euro annui, totalmente derivanti da attività in azienda sanitaria. La seguono Eva Chiericati, direttore amministrativo, con una retribuzione lorda di 143.780 euro e la dottoressa Valeria Manicardi, specializzata in diabetologia, direttore dell’unità multidisciplinare al Franchini di Montecchio, con un compenso che nel 2015 ha sfiorato i 140mila euro, di cui soltanto 7.700 in libera professione intramoenia.…

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Consumi Giù, Famiglie Riducono Acquisti Anche Sul Cibo. Per La Prima Volta Frena L’e-commerce

Decisa frenata delle vendite al dettaglio, che segnala una battuta d’arresto dei consumi, componente essenziale per la crescita economica del paese. Secondo i dati diffusi oggi dall’Istat, le vendite al dettaglio sono scese a settembre dello 0,8%, facendo peggio del -0,1% previsto dagli analisti. Il mese prima, ad agosto, le vendite erano ancora in crescita (+0,6%). Su base annua, quindi nei confronti di settembre 2017, le vendite sono diminuite del 2,5%. Un segnale scoraggiante in vista del Natale e dopo i deboli riscontri giunti da Pil, Pmi manifatturiero e da ultimo Pmi servizi, che è sceso sotto la soglia di espansione dei 50 punti (a 49,2 punti), sui minimi di maggio 2006.

Guardando da vicino i dati si rileva che le famiglie italiane hanno ridotto gli acquisti anche nel settore alimentare. L’Istat precisa infatti che la variazione negativa riguarda soprattutto i beni non alimentari (-1,1%) ma non risparmia i beni alimentari (-0,3%). I piccoli negozi sono quelli che hanno subito la più drastica contrazione delle vendite, con un calo del 4,3% su anno, e per la prima volta anche l’e-commerce subisce una sensibile frenata, aumentando solo del +2,7% rispetto a settembre 2017.

“Si tratta di segnali fortemente negativi soprattutto in vista del prossimo Natale – ha commentato il presidente di Codacons, Carlo Rienzi – e che potrebbero avere conseguenze pesanti sui consumi legati alle prossime festività”.

Vendite giù del 15% negli ultimi dieci anni per i piccoli negozi

Se poi si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del settembre 2008, le vendite totali sono inferiori del 5,3%. Ma mentre la grande distribuzione, nonostante il calo di oggi, ha recuperato quanto perso durante la recessione, registrando un incremento del 6,1%, i piccoli negozi sono ancora nel tunnel della crisi. Secondo i dati elaborati dall’Unione Naizonale dei Consumatori, rispetto a …

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Abbiamo dovuto sedare tante risse…

Home > Focus> “Abbiamo dovuto sedare tante risse…”

03:58 – venerdì 06 febbraio 2009

Marco Martinelli

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“Abbiamo dovuto sedare tante risse…”

Renato Palazzi, in questo sito, ha firmato una bellissima analisi del progetto Arrevuoto, che ora si apre ad una nuova fase, Punta Corsara. Per quel che mi riguarda, sono forse l’unico italiano (compreso il Presidente della Repubblica) a non aver visto alcuno dei “capitoli” della trilogia realizzata con i ragazzi di Scampia. Quindi, prima di parlare con Marco Martinelli dei futuri progetti “napoletani”, vorrei – come un marziano alla scoperta di un mondo sconosciuto – sapere tutto, sin dall’inizio, di questa fantastica esperienza pedagogico-teatrale.

Che cosa è stato Arrevuoto per Marco Martinelli?

Mi piace ricordare che è nato tutto da una sollecitazione di Goffredo Fofi: il teatro Mercadante ci ha chiamato a Napoli, vedendo gli oltre 15 anni di Non-scuola fatta a Ravenna, la nostra città. E vedendo anche come avevamo portato questo progetto, questa “sensibilità di lavoro” anche in altri luoghi del mondo. Con la Non-scuola siamo stati a Chicago, in Normandia o nel cuore del Senegal anche se per appuntamenti molto limitati nel tempo. La sfida, dunque, è stata di portare la Non-scuola anche s Scampia, un luogo che ben conosciamo per la difficile situazione economico-sociale. Le Albe hanno accettato con slancio l’invito del Mercadante: e così abbiamo iniziato a lavorare anche lì. L’intenzione, sin dall’inizio, è stata però di non esportare “meccanicamente” un metodo: non avrebbe avuto senso. Lo avevamo già capito e verificato ogni volta ci siamo mossi da Ravenna: si trattava di andare nei luoghi solo con dei princìpi in testa, con una sensibilità, e poi si trattava di vedere – caso per caso – come quei princìpi …

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