BORGIA, NE’ SANTI NE’ DEMONI

Tiziano, Botticelli, Filippino Lippi, Benozzo Gozzoli, i Della Robbia

. Esposte anche armature, codici preziosi, oggetti d’arte e di scienza che illustrano quanto quei principi passati alla storia per le loro nefandezze influirono sullo sviluppo dell’arte e della cultura nell’Italia tra il ‘400 e il ‘500.

Raccontare i Borgia significa non soltanto far rivivere le passioni, i drammi, le imprese di una delle famiglie più note e più discusse del Rinascimento, ma anche rappresentare l’

incredibile intreccio delle loro vite

e delle loro azioni: un mondo unico per la straordinarietà e la grandiosità irripetibile dei personaggi che lo hanno attraversato e degli avvenimenti che lo hanno caratterizzato.

Nuove scoperte si ispirò proprio al papa Borgia per le

drammatiche allegorie sul papato

sono alcune delle novità emerse durante la preparazione della rassegna “I Borgia”. Il ritratto è di proprietà di una famiglia milanese alla quale pervenne come eredità di un’ava andalusa, Teresa de Sylva, alla fine del ‘700. L’attribuzione del ritratto alla mano di Tiziano è del famoso storico dell’arte Wilhelm Suide, che lo esaminò nel 1933. Secondo Suide,

l’opera dovrebbe risalire al 1540

e il committente potrebbe essere stato il vescovo Jacopo Pesaro, certamente non

Lucrezia Borgia

, per la quale il grande pittore aveva lavorato a Ferrara, in quanto, all’epoca del ritratto, la duchessa d’Este era già morta da almeno vent’anni. I lunghi studi preparatori per la realizzazione della mostra di Palazzo Ruspoli hanno portato nuove conoscenze anche in merito all’opera di Bosch. Ne “Il carro da fieno”, ora esposto al Prado e con la cui riproduzione sono allestite le prime sale della rassegna, Bosch ritrae il pontefice che precede una schiera di dannati: non una semplice allegoria del Papato, ma il ritratto di

Alessandro VI a capo dell’umanità che va a depredare il mondo

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LA RETTIFICA DEI REDDITI DELLE SOCIETÀ DI PERSONE

Sono nulli gli accertamenti, contenenti ognuno la rettifica del reddito di partecipazione degli associati, se in essi l’amministrazione si limita ad operare un semplice rinvio all’accertamento unitario notificato allo studio professionale, senza mettere ciascuno degli associati nelle condizioni di conoscere le ragioni da cui deriva la pretesa fiscale

. Gli accertamenti notificati ad ogni singolo associato, quindi non possono limitarsi ad operare un semplice rinvio all’accertamento unitario notificato allo studio professionale. Nel commentare tale fattispecie, la giurisprudenza ha già avuto occasione di pronunziarsi più volte, segnalando che ogni accertamento, anche se riguardanti redditi di partecipazione, deve essere motivato con l’indicazione specifica di tutti gli elementi già contenuti nell’avviso notificato alla società o all’associazione (cfr. C.T.C. – Sez. IX – Dec. del 05.05.1992 N. 3245). Da un’attenta analisi della citata sentenza, si applesa una finalità di carattere garantistico e difensivo, in quanto ciascuno dei soci o degli associati, non devono rimanere all’oscuro dell’accertamento notificato alla società o associazione partecipata, e devono essere posti in grado di agire giudizialmente senza alcuna limitazione nel proprio diritto di difesa.

In conclusione, si può agevolmente affermare che la Giurisprudenza più autorevole è andata ben oltre il parere fornito dal Consiglio di Stato, dichiarando nullo qualsiasi rettifica di un maggior reddito accertato ai fini IRPEF, a carico di società di persone o equiparate di cui all’art. 5 DPR 917/86, non notificato ai soci, con conseguente nullità, per difetto di motivazione, dei correlati accertamenti dei redditi di partecipazione imputati ai singoli soci. Pertanto, il contribuente socio di società di persone, qualora si vedesse raggiunto unicamente da un avviso di accertamento

ai soli fini IRPEF, con semplice rinvio all’avviso di accertamento notificato alla società partecipata, potrà, in via preliminare, chiedere l’annullamento totale dell’accertamento per difetto di motivazione ed in ogni caso potrà, in sede d’impugnazione dell’avviso di accertamento …

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Venezia. Muore dopo un pestaggio sotto casa: è giallo sul decesso di un 48enne

PADOVA (4 luglio) – Calci, pugni, schiaffi e offese a sfondo razziale. Due buttafuori del locale “Privilege” di via Longhin (Padova), con la complicità del titolare, il 24 gennaio hanno pestato a sangue un cittadino somalo di 31 anni. Gli hanno spaccato la faccia, tanto che lo straniero ha riportato la rottura di due denti e la frattura della scatola cranica per un totale di 45 giorni di prognosi. La violenza degli improvvisati bodyguard sarebbe esplosa, quando il trentunenne africano ha chiesto al gestore del “Privilege” di volere riscuotere la vincita frutto del gioco alle slot machine.

Una richiesta che ha mandato su tutte le furie il titolare del club D.R. di 40 anni, che ha “sguinzagliato” contro il somalo il buttafuori M.P. di 32 anni. Così M.P. ha inseguito il cittadino straniero, giunto nei pressi di un campo è riuscito a fermarlo. Sono volati schiaffi, pugni e calci. Quindi ha afferrato il somalo e lo ha scaraventato dentro un bagno chimico. Poi ha preso la bici dell’africano e l’ha infilata in un cassonetto delle immondizie e ha cercato di rompergli il cellulare. Il cittadino straniero si è rialzato, ma a dare manforte a M.P. è arrivato F.B., di 33 anni, amico del titolare, che ha rifilato al somalo alcuni calci in testa. F.B. alla fine di aprile è morto in un incidente in moto.

Il cittadino straniero, con le ultime forze è riuscito a chiamare la polizia. Sul posto sono arrivati gli agenti della sezione “Volanti” e i soccorsi del Suem 118. Nessuno ha parlato e il gestore D.R. ha dichiarato alla polizia di non aver sentito nulla. Da quel momento sono scattate le indagini della squadra mobile che, oltre a scoprire i picchiatori, ha identificato il marocchino Mbark Oudaoud, di 26 anni, che riforniva di cocaina diversi clienti …

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