Vicenza. Muore uno studente di 17 anni: dopo la scuola si era sentito male sul bus

l.m.

PAVIA. E’ stato presentato ieri mattina, presso la Sala Giunta della Provincia di Pavia, il corso di aggiornamento professionale “Tecnico esperto in analisi e catalogazione di edifici monumentali”. Il corso è organizzato dalla Provincia di Pavia in collaborazione con la Regione Lombardia, L’Università degli Studi e l’Ordine degli Architetti di Pavia, al fine di promuovere una “Carta del rischio del patrimonio culturale”.

Al corso sono stati ammessi – tramite prove selettiva, cui hanno partecipato cinquantadue persone – undici laureati in Architettura, due in Lettere con indirizzo archeologico, cinque in Lettere con indirizzo storico-artistico e due diplomati restauratori. Per l’iniziativa la Provincia di Pavia ha ricevuto circa 57.000 euro dalla Regione. Il corso, della durata di cinque mesi (1 ottobre 2001 – 22 febbraio 2002), sarà tenuto da alcuni dei più qualificati docenti dell’università di Pavia e da alcuni funzionari alla sovrintendenza ai beni artistici. L’obiettivo è quello di preparare uno staff di tecnici, in grado di elaborare una specifica “Carta del rischio” per i monumenti storici dell’architettura provinciale. Alla fine del corso si avrà la mappatura dei dieci beni presi in considerazione in tutta la provincia. Si procederà, poi, alla ricostruzione dello stato della catalogazione nella provincia (beni mobili e immobili) e alla ricognizione degli edifici d’interesse storico-artistico sul territorio provinciale. «Puntiamo dunque ad una conservazione programmata dei beni, molto più efficace ed economica, rispetto ai metodi tradizionali», ha dichiarato l’assessore alla promozione delle attività culturali Lorenzo Demartini. In sostanza, invece di intervenire a posteriori sui monumenti danneggiati o usurati, lo staff opererà in modo tale da prevenire le “malattie” delle opere d’arte, in particolare quelle più visitate dal pubblico.

Verso la conclusione di conferenza l’architetto Aldo Lorini, membro del Comitato tecnico del corso, ha affermato: «La scelta fatta dalla giunta della Provincia di Pavia di firmare questo protocollo …

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«Papà, sono caduto ma non preoccuparti»: muore dopo la telefonata ai genitori

di Denis Barea

TREVISO – Ciao ciao Sisley. Anzi, addio. A metà giugno, data utile per l’iscrizione al campionato di serie A1, il nome di Treviso non ci sarà. Il volley di Marca sbaracca con un anno di anticipo rispetto ai tempi contenuti nella surreale dichiarazione di divorzio di Gilberto Benetton, arrivata in prossimità dei playoff. La squadra si trasferirà, quasi in massa, a Roma. E non ci sarà più neppure la serie B. Quindi niente ultimo anno, una doccia scozzese per i tifosi e per tutti gli sportivi che, con ancora un’annata a disposizione, magari speravano che qualcuno si facesse avanti per rilevare il sodalizio.

Ma l’idea in casa Verdesport è sempre stata diversa una sola: capitalizzare. E la cantera alla catalana o il modello Arsenal, cioè investire con convinzione sui giovani talenti? Storielle che servivano a giustificare un ridimensionamento iniziato un paio di anni fa e culminato nella exit strategy dei Benetton.

Con Mezzaroma, patron del volley capitolino, si parla di vero e proprio accordo. Non è sicuro che tutti i pezzi pregiati della Sisley finiscano per trovare casa lungo le rive del Tevere. Per i gioielli potrebbe anche esserci altro mercato e d’altra parte Treviso a questo punto può anche stare alla finestra e godersi l’asta. Ma è chiaro che nella capitale si pensa in grande e quindi l’intenzione è quella di far confluire in maglia neroverde il meglio che la defunta corazzata trevigiana può offrire.

Finisce così, con un colpo a sorpresa, la storia del divorzio della famiglia Benetton dalla pallavolo. Niente trasferimento a Belluno (è stato solo un bluff con i soldi del Monopoli) e niente cordata di imprenditori locali. La provincia di Treviso si fa scippare la punta di diamante del suo sport di alto livello senza che questo sembri aver minimamente fatto un …

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Istat: A Giugno Inflazione A +1,3%. Consumatori: Stangata Per Le Famiglie, Pesa Carburate

Sale dello 0,2% rispetto al mese di maggio 2018 la stima dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC); su base annua la crescita è dell’1,3%. Lo afferma l’Istat spiegando che l’accelerazione dell’inflazione si deve prevalentemente ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +5,3% di maggio a +9,4%) ed è sostenuta anche da quelli dei beni alimentari non lavorati (da +2,4% a +3,4%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +2,9%). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un calo dello 0,2% su base mensile e un aumento del 2,2% su base annua (da +1,7% registrato a maggio). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto salgono dello 0,2% in termini congiunturali e del 2,7% in termini tendenziali (da +2,0% del mese precedente).

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% in termini congiunturali e dell’1,4% in termini tendenziali (da +1,0 di maggio). La stima preliminare era +1,5%.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% rispetto a giugno 2017.

Le stime dell’’Istat non rassicurano le associazioni dei consumatori che prevedono vere e proprie stangate per gli italiani.

Per il Codacons, il tasso d’inflazione all’1,3% equivale ad una maggiore spesa pari a +400 euro annui per la famiglia “tipo” e ben +508 euro annui per un nucleo con due figli. Una batosta determinata in prevalenza dalla forte crescita del comparto trasporti (+4,2% su anno) e degli alimentari (+2,4%): solo per cibo e bevande una famiglia di 4 persone deve mettere in conto una maggiore spesa pari a +177 euro su base annua.

“Ma il dato più pesante è quello relativo al settore turistico: le vacanze degli italiani saranno …

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