Palazzo Reale - Milano

Mostra Impressionismo e Avanguardie
Mostra Impressionismo e Avanguardie

Il percorso della Mostra

SALA 1
La collezione Cassatt
L’America accoglie gli Impressionisti

Nessuno ha contribuito alla diffusione e al successo internazionale degli impressionisti più dei fratelli Mary e Alexander Cassatt, i primi a promuovere coraggiosamente la “nuova” pittura di fine Ottocento fra i collezionisti americani, e in particolare a Philadelphia.
Dotata di un grande talento per la pittura e di un personalità autonoma e forte, Mary (1844-1926) si trasferisce a Parigi e si impone come una protagonista della vita artistica: apprezzata da Degas, espone ai Salon e partecipa alle mostre collettive degli impressionisti. Si distingue anche per il suo impegno a favore delle donne (a Philadelphia aveva potuto studiare all’Accademia di Belle Arti, a Parigi no!), e attraverso il gallerista Durand-Ruel favorisce l’esposizione di centinaia di tele impressioniste a new York e a Philadelphia. Suo fratello Alexander (1839-1906), ingegnere ferroviario, scala i vertici della Pennsylvania Railroad, la società che costruisce e gestisce con grandi profitti la rete ferroviaria tra Philadelphia, New York e Washington. Grazie a un soggiorno a Parigi, Alexander condivide l’entusiasmo della sorella Mary per l’impressionismo, fin dal 1882 comincia ad acquistare tele importanti e sollecita colleghi e concittadini ad aprirsi verso l’arte moderna.
Opere importanti di artisti all’epoca considerati con perplessità dal pubblico francese affluiscono così oltre Oceano: come giustamente aveva previsto Mary Cassatt, attraverso donazioni e acquisizioni finiranno per entrare nelle raccolte del Philadelphia Museum of Art.

SALA 2
Paesaggi
Luce e natura en plein air

La decisione di dipingere la natura “dal vivo”, portando all’aperto cavalletto, tela e colori, è una grande e non facile conquista dell’impressionismo.
Dopo la metà dell’Ottocento, i giovani pittori francesi sentono il desiderio di evadere dal chiuso delle accademie e degli atelier, per dipingere in modo fresco e naturale en plein air, all’aria aperta. I primi soggetti sono i parchi e i boschi lungo le rive della Senna e nei dintorni di Parigi, ma presto, grazie a Monet, Sisley, Renoir e Pissarro, gli scenari naturali diventano sempre più vari e diversificati, comprendendo anche le vedute urbane. La pittura all’aria aperta, favorita concretamente anche dall’innovazione dei colori nel tubetto, coglie le variazioni della luce, dell’atmosfera, del clima, delle sensazioni fisiche ed emotive che si provano a diretto contatto con la natura.
Nel corso del tempo, pur iniziando i suoi dipinti all’aria aperta per catturare i colori e le luci nel modo più naturale, Cézanne comincia a scomporre gli elementi del paesaggio secondo linee e forme geometriche, anticipando così i futuri sviluppi del cubismo. Monet resta invece sempre fedele alla ricerca di una “impressione”, intensamente vissuta anche negli anni trascorsi nella quiete del giardino di Giverny.

SALA 3
Ritratti
Volti, sentimenti, silenzi

L’impressionismo nasce nel rapporto diretto tra pittura e natura, e ha come principale mezzo espressivo la luce e il colore: alcuni pittori, come Monet, Sisley e Pissarro, approfondiscono soprattutto il tema del paesaggio. Molto presto, tuttavia, anche la figura umana viene osservata con una sensibilità nuova, ed è ancora la “impressione”, vale a dire l’immediatezza di un istante, a guidare la mano degli artisti.
Nel dipingere un volto, gli impressionisti sapevano bene di confrontarsi da un lato con la storia del ritratto nella pittura, e dall’altro con il rapido sviluppo della fotografia. Manet ha lungamente studiato le opere di Tiziano e di Velasquez, per trovare un equilibrio raffinato tra linea e colore; Berthe Morisot inserisce una nota di intensa e intima sensibilità femminile; Renoir restituisce la freschezza e i sorrisi di bambini o ragazze giovanissime.
Cézanne decide di non vivere a Parigi in contatto con altri artisti, ma preferisce la solitudine creativa di Aix-en-Provence: si concentra prevalentemente sul volto di persone di famiglia, esplorando ogni volta nuove soluzioni di luce e di composizione.

SALA 4
Van Gogh e Gauguin

Dopo il 1880 il gruppo degli Impressionisti comincia a perdere compattezza. Nascono nuove proposte, da parte di singoli artisti o di nuovi movimenti: in generale, si sente il desiderio di superare il momento della sensazione istantanea per cercare un’espressione più profonda e personale, meno legata all’osservazione della realtà, per esempio utilizzando colori innaturali o pennellate più intense. Un caso celebre e drammatico è il tentativo di Van Gogh di creare ad Arles, in Provenza, una nuova proposta artistica. Van Gogh riesce a convincere Paul Gauguin a raggiungerlo nel sud della Francia nell’autunno del 1888. Per alcune settimane i due artisti lavorano fianco a fianco in un piccolo atelier, la celebre “casa gialla”: in questo periodo Van Gogh dipinge i ritratti dei membri della famiglia del postino Roulin.
La convivenza tra due artisti dai caratteri tanto originali e autonomi non poteva durare a lungo. A Natale Van Gogh aggredisce con un coltello il più robusto Gauguin, che reagisce con un pugno e se ne va. Van Gogh crolla, si mutila un orecchio. Poco tempo dopo verrà ricoverato nel sanatorio di Saint-Remy, mentre Gauguin ritornerà in Bretagna, a Pont-Aven, dove si propone come il punto di riferimento del gruppo dei pittori Nabis.

SALA 5
La collezione White

Erede di una azienda di famiglia di prodotti per l’odontoiatria, Samuel Stockton White (1876 – 1952) aveva un fisico invidiabile, tanto da essere uno dei pionieri del culturismo. Durante una vacanza di studio a Parigi, nel 1901 Rodin gli chiede di posare per lui, come modello di un “atleta americano”. Da questo incontro, scriverà in seguito White, nasce una passione per l’arte che verrà rafforzata dal matrimonio con una pittrice, Vera McEntire. La loro collezione, composta da circa 400 opere, entrerà a far parte integralmente del Philadelphia Museum of Art. Frequentando Parigi nei primi anni del Novecento, White osserva e coglie il passaggio dall’epoca del postimpressionismo alle avanguardie, individuando con grande acutezza in un precoce capolavoro di Cézanne i segni della svolta. Grazie alla collezione di Samuel e Vera White possiamo seguire gli sviluppi e le tendenze dell’arte francese all’aprirsi del XX secolo, come gli esordi del cubismo nelle nature morte di Braque.

SALA 6
La “Scuola di Parigi”
Nella dinamica delle avanguardie

Parigi è una città pianeggiante, ma sul suo panorama si delineano due collinette, alle estremità opposte rispetto alla Senna: Montmartre e Montparnasse. Su queste due alture si radunano gli artisti d’avanguardia. Nei primi due decenni del Novecento i caffé del Quartiere Latino e gli atelier di Montmartre e Montparnasse sono lo scenario di straordinarie novità.
Montmartre è il centro prediletto dei cubisti: Picasso, Braque, Gris. Sotto la definizione generica di École de Paris (la scuola di Parigi), Montparnasse accoglie un gruppo internazionale di artisti. Alcuni di loro vengono da molto lontano: Brancusi parte dalla Romania per raggiungere Parigi a piedi, Chaim Soutine, ebreo russo come Chagall, arriva a Parigi nel 1912: sarà uno dei pochi veri amici di Amedeo Modigliani, con cui per qualche tempo condividerà l’alloggio e l’atelier.
In questa vivacissima stagione cosmopolita, una figura di riferimento è senza dubbio Henri Matisse. In occasione del Salon d’Automne del 1905 un critico, colpito dai colori accesi e dall’uso aggressivo della linea, definisce Matisse e gli artisti del suo gruppo fauves, belve feroci. I fauves, di cui fanno parte anche Vlaminck, Dufy e Rouault, considerano il quadro l’occasione per esprimere in modo forte, persino brutale, emozioni e sentimenti.

SALA 7
La collezione Stern

L’affermato avvocato Louis Stern (1886- 1962) è nato a Balta, una cittadina dell’attuale Ucraina vicina al confine con la Moldovia, storica sede di una comunità ebraica. Trasferitosi negli Stati Uniti ancora ragazzo, Stern non ha mai perso i contatti con l’Europa, diventando soprattutto a partire dagli anni Trenta del Novecento un grande collezionista, pronto a mettere a confronto importanti opere di pittura moderna con oggetti archeologici di diversi continenti, alla ricerca di una comune radice di essenzialità espressiva: ne è una prova l’affascinante dipinto di Henri Rousseau “il Doganiere”, di una sospesa, sconcertante semplicità.
Con Marc Chagall, venuto negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale, Stern ha stabilito un legame particolare, favorito dalla comune origine geografica e dalla possibilità di comunicare con il pittore (che conosceva a stento l’inglese) in russo e in yiddish. Ne è una testimonianza davvero toccante il dipinto in cui Chagall ricorda con grande poesia la prima notte di nozze con la moglie Bella. Stern è stato a lungo amministratore del Philadelphia Museum of Art, che dopo la sua morte ha ricevuto un lascito di circa trecento opere d’arte, fra cui i dipinti di Cézanne, Renoir, Bonnard e Matisse presenti in mostra.

SALA 8
La collezione Arensberg

Animati da un profondo senso per la bellezza e per l’arte, i coniugi Arensberg hanno condiviso profonde passioni per le arti: Walter (1878 – 1954) è stato poeta e traduttore della Divina Commedia; Louise (1879-1953) una dotata pianista.
L’interesse per l’arte moderna scocca per loro nel 1913, con la visita alla storia mostra dell’Armory Show a New York, dove era anche esposto il grande ritratto di Gleizes presente in questa sala. Fondamentale è stata l’amicizia con Marcel Duchamp, che ha realizzato per gli Arensberg opere significative, li ha indirizzati verso acquisti decisivi e infine ha consigliato la donazione della grande collezione di arte moderna al Philadelphia Museum of Art. Il museo ha ricevuto così opere iconiche, come il Bacio di Brancusi, uno scultore particolarmente apprezzato dagli Arensberg, o l’importante tela di Kandinskij, che il pittore stesso definiva “il primo dei miei dipinti a mettere in evidenza il tema dei cerchi”.
Grazie anche al confronto con sculture africane e precolombiane, i coniugi Arensberg hanno osservato l’evoluzione della rappresentazione del corpo umano, mettendo in relazione una Bagnante di Renoir, ancora legata alla raffigurazione postimpressionista, con le ricerche di scomposizione cubista di Picasso e con la visione di Miró, nella nuova avventura del surrealismo.

SALA 9
Surrealismo
“Partire verso il polo interiore di sé stessi”

Nella complessa situazione culturale e artistica che segue la fine della Prima Guerra Mondiale emergono in Europa varie proposte, spesso legate all’irrazionale o al non figurativo, quasi per sfuggire alla realtà di una storia tanto drammatica, o per rompere radicalmente con il passato. Il surrealismo non è un movimento compatto, ma una tendenza diffusa, che viene accolta da letterati e artisti di diverse nazioni, fra i quali emergono i catalani, come i pittori Joan Miró e Salvador Dalí e il regista Luis Buñuel.
Parigi continua a essere un punto di riferimento, e il poeta André Breton cerca ripetutamente di definire le caratteristiche del surrealismo, citando il mondo del sogno, le libere associazioni, l’imprevedibile funzionamento del pensiero. Grazie soprattutto alle opere collezionate dai coniugi Arensberg, il Philadelphia Museum of Art consente di mettere a confronto dipinti molto vicini per datazione, che fanno comprendere in modo eloquente gli orientamenti diversi e le scelte del surrealismo, in dialogo (e talvolta anche in polemica) con le dinamiche dell’astrattismo.

Mostra Impressionisti e Avanguardie

MILANO
PALAZZO REALE
8 MARZO 2018
2 SETTEMBRE 2018

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